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Così allegra. Così intensa. Così
vivace. Così unica. Tiepida, nel cuore dell’inverno mediterraneo,
è la sera vissuta tra le vie del centro storico di Catania. Tiepida
e quasi calda, come il Barocco che, da straordinari monumenti, da improbabili
balconi di eccezionale bellezza nascosti nella penombra, da chiese suggestive
e palazzi nobiliari carichi di storia e di storie, fa da cornice alla Movida
catanese.
Non lo diresti, ma questo è ormai un polo commerciale. Non lo diresti
perché qui è tutto atipico, perché qui sino a una decina
d’anni fa dominava l’abbandono, spadroneggiava la criminalità,
l’unica attività vera era quella delle prostitute. Ma in un posto
illuminato dal sole, che lascia anche al calar della sera un tepore che spinge
a vivere, e dalla lava che campeggia e si vede, lassù in cima alla
via Etnea, che comincia nel cuore di questo centro storico, in un posto così
tutto è possibile.
Perché la vivacità e il coraggio dei catanesi hanno trasformato
bugigattoli, ruderi, vecchie case cadenti e cantine in pub, in vinerie, in
locali dove si fa e si ascolta musica. E l’intraprendenza e la sfrontatezza
di gente abituata ad inventarsi e a inventare (non ad improvvisare, odioso
luogo comune d’altre epoche), ha fatto sfrattare la malavita, per lasciare
la vita. Per rilanciare la vita.
Ogni sera, da lunedì a domenica, quelle stradine si riempono. Di ragazzi,
di studenti, di famiglie, di turisti. Lungo un percorso che rende questa vita
“by night” diversa da tutte le altre. Perché Barcellona
è capitale della notte, e vabbene. Perché altre grandi città
europee si chiamano Roma, Parigi, Berlino e vivono le loro eccezionali notti.
Ovvio. Qui la Catania che si è svegliata da lungo sonno, si è
riscoperta nelle sue unicità. Che non vogliono essere né migliori,
né peggiori. Diverse.
E allora, qui, ci trovi, magari, una “cantantessa” chiamata Carmen
Consoli, che prima d’esser famosa è protagonista (è stata,
soprattutto) di questa realtà. Ci trovi un vino rosso, forte il giusto,
che nasce nei vigneti riscaldati ad hoc dalla “petra lavica”,
a pochi chilometri di distanza. Ci trovi il gusto delle cose antiche che diventano
futuro, vivendo un presente che dà consistenza ad attività commerciali
portate avanti con tipico accanimento divertito e divertente di questo popolo
catanese. Inarrestabile, quando vuole. Spesso.
Qui il centro storico è un gioiello, ormai. Passeggi distrattamente,
sui marciapiedi battuti per anni dalla cultura di Vitaliano Brancati, dalle
fresche bellezze locali che turbavano (turbano) le visioni e i sonni di chi
si bea, anche, in forma assolutamente sdrammatizzante ma incantata, di quest’altro
spettacolo naturale.
C’è una somma di culture, il polo commerciale ha sfidato la noia
e l’ha trasformata in energia vitale. Ha sfidato i “luoghi comuni
aberranti”, e li ha resi assolutamente frequentabili, in quanto “luoghi
comuni socializzanti”. Dietro la verve commerciale, insomma, l’inventiva,
l’itinerario di crescita che non ha eguali. Il mare a trenta metri,
a sud di piazza Duomo con il suo Liotru (l’elefante) che troneggia.
L’Etna fatto di neve e di lava lassù, che domina. E il calore
di questa gente. E la voglia di essere, insieme. No, non è solo Movida.
C’è dell’altro. Da scoprire in una sera d’inverno,
perché no, tiepida e quasi calda. Passeggiando, vivendo.
Andrea Lodato